 | Tavola rotonda - giovedí 12 novembre 2009, ore 17,30 Pontificia Universitá Gregoriana Aula Magna - Piazza della Pilotta 4, Roma
Una straordinaria partecipazione di pubblico ha fatto da cornice alla tavola rotonda "Caritas in Veritate. Dialogo su modelli di sviluppo" promossa dal Magis e dal JSN. Sui banchi dell'Aula Magna della Pontificia Universitá Gregoriana si contavano piú di 300 persone, laici e religiosi. L'incontro é stato moderato da padre Federico Lombardi. «Caritas in Veritate é la prima enciclica sociale di Benedetto XVI, ma questa si unisce in un lungo filone di contributi di encicliche sociali dei papi da piú di un secolo», ha ricordato Lombardi in apertura. «Un itinerario che é passato dalla questione operaia al rapporto tra i popoli», ha ricordato Mons. Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza Bobbio. «La questione sociale diventa anche antropologica», é stata la tesi portata da padre Franco Imoda, presidente della Fondazione La Gregoriana. «Lo sviluppo umano integrale giá presentato da Paolo VI nella Populorum Progressio viene ripreso e riletto alla luce della situazione odierna. Molte sono le sfide specifiche, sullo sfondo delle quali si puó individuare una sfida – di dimensione antropologica – poichè l'umanitá stessa di cui l'Enciclica parla e a cui si indirizza e il suo sviluppo integrale, sono minacciati nella loro pienezza e autenticitá. Questa minaccia appare infatti non solo (o non piú solo) a livello dei problemi singoli, settoriali (biologico, demografico, migratorio, ambientale, tecnologico, economico finanziario, sociale, politico), ma soprattutto a livello culturale, antropologico», ha detto Imoda. Il Ministro Elisabetta Belloni, Direttore della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri, ha posto l'accento sulla opportunitá di«cogliere l'occasione della crisi per la rilanciarsi in avanti con una progettualitá rinnovata». Sulla crisi era incentrata anche la relazione del prof. Giovanni Zanetti dell'Universitá di Torino. «La crisi globale che forse va verso una conclusione, interpella tutti per la riprogettazione di una societá umana nuova, in grado di interpretare e gestire l'enorme complessitá della situazione che si va delineando», é stata l'esortazione di Zanetti. Paolo Savona, Presidente Unicredit Banca di Roma, ha definito l'enciclica «un manifesto per il governo dello sviluppo globale, l'unico del suo genere dato che tutti gli altri riguardano gli interessi di singoli Stati-nazione». Il ragionamento di Savona é proseguito immaginando «il dono come uno strumento di politica economica nei modelli esplicativi di funzionamento dell'economia». «Ho trovato – ha spiegato il presidente di UnicreditBanca di Roma - difficoltá a conciliare alcuni principi della dottrina sociale con quelli della dottrina economica. Il problema principale che incontra siffatta conciliazione, che ritengo necessaria, si trova ancora nel concetto di "giusto prezzo", in particolare quello del lavoro, specificato in dettaglio in tutte le encicliche. «Il dono, da un lato, opera ridistribuendo il reddito e, da un altro, puó produrne in piú. Occorre studiare gli aspetti moltiplicativi del dono, se si intende incidere nella realtá, altrimenti l'insegnamento papale non produce effetti concreti. L'economia non é la scienza della ricchezza, ma della scarsitá. Lo strumento principale per gestire bene le risorse é il mercato competitivo. La dottrina sociale della Chiesa lo ha accettato con giusti "distinguo", che gli economisti tengono in considerazione. Non vi é conflitto tra le due dottrine. Anche il capitalismo usa il mercato, ma lo sottopone alle sue regole. Infine Marco Politi, giornalista e scrittore, ha parlato del linguaggio mediatico dell'enciclica, analizzando in particolar modo le complesse dinamiche tra il mondo della comunicazione e la Chiesa.
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