«This time for Africa», canta Shakira nella canzone ufficiale dei mondiali che si stanno svolgendo in Sud Africa. L'attenzione dei media è tutta rivolta al primo campionato del mondo di calcio nel continente nero che culminerà con la finale di Johannesburg il prossimo 11 luglio. Ma un'altra partita si sta giocando nella regione del Sahel. Le regole del gioco sono assai diverse: chi vince vive, chi perde muore.
La carestia che sta colpendo dallo scorso novembre Ciad, Mali, Mauritania, Niger, alcune zone del Burkina Faso e il nord della Nigeria, non è affatto un gioco. Solo nel Ciad sono circa due milioni le persone che rischiano la morte per fame a causa della siccità e delle infestazioni di parassiti che hanno ridotto drasticamente la produzione alimentare. Secondo alcune stime della FAO, rispetto al 2008, la produzione cerealicola in Ciad è calata del 34 per cento, in Niger del 30, in Mauritania del 24 ed in Burkina Faso del 17. Anche la pastorizia è seriamente compromessa.
In Ciad, l'anno scorso - si apprende sempre dalla FAO - il tasso di mortalità dei bovini è stato del 30 per cento e notevoli morie di bestiame si sono verificate anche in zone del Mali. E proprio il calo della produzione cerealicola, le cattive condizioni dei pascoli, insieme ai prezzi alimentari conseguentemente sostenuti hanno portato ad un aumento della malnutrizione.
L'appello del Magis
Sono una decina i progetti in corso in Ciad promossi dalla Fondazione Magis. Alcuni di questi sono a rischio a causa della carestia. Padre Franco Martellozzo, da più di 40 anni in Ciad, è tra gli ideatori di un'iniziativa originale che rischia di seriamente di chiudere. È un progetto piccolo, ma dove dentro c'è di tutto. Si tratta di piantare alberi nel cortile di 16 scuole in villaggi dove manca l'acqua. Una di questa è quella di Djogolo dove le donne devono percorrere 2 km (che fanno 4 con il ritorno) per andare al pozzo più vicino per prendere l'acqua. Come fare allora per innaffiare tre volte alla settimana gli alberi piantati nel cortile della scuola?
«Semplice: ogni bambino viene in classe con un secchietto di tre litri d'acqua e all'ora della ricreazione ognuno versa il prezioso oro blu sull'alberello assegnato. E gli alberi crescono anno dopo anno fino a dare ombra e a spingere un po' lontano il deserto minaccioso», racconta padre Martellozzo. (nella foto uno dei bambini con il suo alberello)
Fino agli anni'50 il Ciad, come la gran parte dei paesi africani, era una specie di paradiso terrestre. Purtroppo è solo un lontano ricordo. Oggi enormi zone di savana sono ridotte a pochi tronchi secchi, alberi scomparsi, forse per sempre.
La siccità aggrava dunque la situazione già di per sé complicata.
La Fondazione Magis è intervenuta con l'invio di denaro reperito dal fondo per le emergenze che servirà per l'acquisto di generi alimentari. Non far mancare anche il tuo di aiuto!
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Causale: emergenza Ciad 2010
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